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Ritiro della scomunica ai 4 vescovi tradizionalisti!
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Vaake







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MessaggioInviato: Gio Gen 22, 2009 7:10 pm    Oggetto:  Ritiro della scomunica ai 4 vescovi tradizionalisti!
Descrizione:
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Grandi nuove!

Citazione:
Esclusivo: Benedetto XVI revoca la scomunica ai lefebvriani

Gen 22, 2009

Benedetto XVI ha deciso. Il decreto contenente la revoca della scomunica per i vescovi scismatici lefebvriani è pronto. E uscirà nei prossimi giorni, probabilmente entro questa domenica. L’ha redatto e firmato, per volere del Papa, il presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, l’arcivescovo Francesco Coccopalmerio.
Si tratta di un atto di grande magnanimità del Pontefice. Dal giorno della sua pubblicazione i successori di Marcel Lefevbre alla guida della Fraternità San Pio X, ovvero gli “ultra tradizionalisti” Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson non saranno più scomunicati.
Ratzinger ha deciso dopo che erano stati gli stessi vescovi a scrivere al cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della Ecclesia Dei, chiedendogli la possibilità di essere reintegrati in seno alla Chiesa cattolica. Certo, manca ancora un accordo su come e dove la Fraternità si posizionerà all’interno della Chiesa, ma intanto un passo enorme, senz’altro il più decisivo, sulla strada della piena comunione con Roma è stato fatto.
Fu nel 1969 che Lefebvre si ritirò con un manipolo di seminaristi a Econe, in Svizzera. Lo scopo era fuggire da Roma, la città che aveva aperto le porte al Concilio Vaticano II. Lefebvre rigettò sempre le conquiste del Concilio (anche se la sua firma appare sotto tutti i suoi documenti) e, in particolare, la conseguente riforma liturgica. La rottura con Roma avvenne il 30 giugno 1988. Ratzinger era prefetto della Dottrina delle fede e assistette, impotente, all’ordinazione da parte di Lefebvre di quattro vescovi. Un gesto che pose Lefebvre ipso facto nella scomunica latae sententiae. Il Papa, nel settembre 2007, promulgò il Motu Proprio Summorum Pontificum col quale vennero riaperti nuovi spazi per l’uso liturgico del messale antico. Un gesto che tolse un grosso ostacolo sulla strada del ritorno dei lefebvriani a Roma. Un ritorno oggi definitivo e che ricuce una ferita dolorosissima per tutta la Chiesa.
Tratto da:

Palazzo Apostolico - Diario Vaticano di Paolo Rodari


Questa è un'ottima notizia. I lefebvriani avevano posto delle condizioni per un loro possibile rientro nella Chiesa, le più importanti erano il ritorno della messa in latino e l'annullamento della scomunica ai loro quattro vescovi. Ora le hanno ottenute entrambe, grande è stato l'atto di misericordia e pazienza verso di loro, ma così non hanno più scuse: ritirare la scomunica non significa essere nuovamente in piena comunione, ergo, se vogliono rientrare nell'ovile devono accettare tutto il Concilio Vaticano II, dato che:

Citazione:
"La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l'ossequio della fede"
Costituzione Dogmatica "Lumen Gentium", 25

"§2. Anche il Collegio dei Vescovi gode dell'infallibilità nel magistero quando i Vescovi radunati nel Concilio Ecumenico esercitano il magistero, come dottori e giudici della fede e dei costumi, nel dichiarare per tutta la Chiesa da tenersi definitivamente una dottrina sulla fede o sui costumi; oppure quando dispersi per il mondo, conservando il legame di comunione fra di loro e con il successore di Pietro, convergono in un'unica sentenza da tenersi come definitiva nell'insegnare autenticamente insieme con il medesimo Romano Pontefice una verità che riguarda la fede o i costumi"
Diritto Canonico, 749

"Per fede divina e cattolica sono da credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, vale a dire nell'unico deposito della fede affidato alla Chiesa, e che insieme sono proposte come divinamente rivelate, sia dal magistero solenne della Chiesa, sia dal suo magistero ordinario e universale, ossia quello che è manifestato dalla comune adesione dei fedeli sotto la guida del sacro magistero; di conseguenza tutti sono tenuti a evitare qualsiasi dottrina ad esse contraria"
Diritto Canonico, 750

"Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti."
Diritto Canonico, 751


Chi di questi tradizionalisti lefebvriani non accetterà il Concilio, così, si autodichiarerà scismatico (ed "eretico" rispetto alle normative magisteriali). Quella di Benedetto XVI è un'ottima mossa per separare il buon grano (quelli che seppur sbagliando erano in buona fede) dalla zizzania (i propugnatori dello scandalo): forse stiamo giungendo al definitivo debellamento di questa infezione purulenta che è il "tradizionalismo": sono quattro gatti in realtà ma online fanno molto rumore, dando ai malcapitati ignari navigatori una pessima immagine della chiesa al mondo, quella di un istituto fondamentalista e antirazionale di fronte alle conquiste della modernità, che il Concilio Vaticano II ha invece pienamente riconosciute.
Inoltre tale tradizionalismo si è legato subito all'estrema destra neofascista in chiave antidemocratica e antiebraica, e quest'ultimo è uno dei principali motivi per cui si sceglie di essere tradizionalisti: non a caso Williamson, il più a destra dei quattro vescovi lefebvriani della FSSPX, ha dichiarato di recente (novembre scorso): ''Credo che le prove storiche in misura preponderante, vadano contro il fatto che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere gas come effetto di un ordine deliberato di Adolf Hitler. Credo che le camere a gas non siano mai esistite''; a morire nei campi di concentramento nazisti, per il vescovo tradizionalista sarebbero stati solo ''due o trecentomila ebrei. Ma nessuno di loro morì per il gas in una camera a gas'' -
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Siamo chiaramente all'utilizzo della religione quale ideologia e instrumentum regni, cosa ben lungi (direi antitetica) dalla spiritualità e dalla salvezza cristiana.

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MessaggioInviato: Gio Gen 22, 2009 9:57 pm    Oggetto:  Re: Ritiro della scomunica ai 4 vescovi tradizionalisti!
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Citazione:
''Credo che le prove storiche in misura preponderante, vadano contro il fatto che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere gas come effetto di un ordine deliberato di Adolf Hitler. Credo che le camere a gas non siano mai esistite''; a morire nei campi di concentramento nazisti, per il vescovo tradizionalista sarebbero stati solo ''due o trecentomila ebrei. Ma nessuno di loro morì per il gas in una camera a gas'' -
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Non capisce

Lo sai che può essere incriminato per diniego di "Olocausto" (premesso che di Olocausto ce n'è solo Uno per i cristiani; chiamiamola Shoà, per non confondere)?
Altro che verità di Fede... Sigh!

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MessaggioInviato: Gio Gen 22, 2009 10:12 pm    Oggetto:  
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credo che il personaggio in questione debba essere molto più preoccupato del fatto di star portando avanti uno scisma che sta innegabilmente procurando grande male alla chiesa di Cristo...
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MessaggioInviato: Ven Gen 23, 2009 2:37 pm    Oggetto:  
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Articolo di Sandro Magister

Citazione:
I vescovi lefebvriani assolti dalla scomunica. Ma uno di loro nega la Shoah

La notizia dell’imminente revoca della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale di San Pio X fondata da Marcel Lefebvre ha fatto salire di colpo la temperatura di una polemica riguardante uno di loro.

Nell’occhio del ciclone c’è il vescovo lefebvriano Richard Williamson, inglese di nascita. Lo scorso 1 novembre, festa di Tutti i Santi, Williamson ordinò diacono, in Germania, a Zaitkofen, un giovane svedese convertitosi al cattolicesimo, Sten Sandmark. A seguire la cerimonia c’era una televisione di Stoccolma. Al termine, il reporter intervistò sia il vescovo che il nuovo ordinato.

La conversazione toccò il tema del nazismo. E a questo punto il vescovo Williamson intervenne dicendo di non credere che sei milioni di ebrei fossero stati sterminati. Negò che si fosse fatto uso di camere a gas e disse di associarsi ai “revisionisti” che abbassano il numero degli ebrei uccisi a due-trecentomila.

“Se questo non è antisemitismo, allora cos’è?”, obiettò il giornalista.

E il vescovo: “Se l’antisemitismo è una cosa cattiva, esso è contro la verità. Quando una cosa è vera, essa non è cattiva. La parola anti-semitismo non mi riguarda”.

L’intervista andò in onda, finì anche su internet, e la polemica nei giorni scorsi è salita alle stelle. Il settimanale tedesco “Der Spiegel” vi ha imbastito un articolo. Gli ebrei hanno protestato, i vescovi tedeschi si sono dissociati sdegnati dalle affermazioni del loro confratello, pur scomunicato. E anche la diocesi di Stoccolma ha preso le distanze.

Il 20 gennaio la Fraternità Sacerdotale di San Pio X ha cercato di limitare i danni, con due comunicati emessi dai suoi distretti di Gran Bretagna-Scandinavia e di Germania: “Gesù era ebreo, Maria era ebrea, gli apostoli erano ebrei, e quindi nessun vero cristiano può essere antisemita. Le affermazioni fatte dal vescovo Williamson sono esclusivamente sue e non riflettono le vedute della Società di San Pio X. Inoltre, papa Pio XI nella sua enciclica ‘Mit Brennender Sorge’ condannò il regime senza Dio del nazismo e i suoi crimini”.

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MessaggioInviato: Sab Gen 24, 2009 12:30 pm    Oggetto:  
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Iniziano ad uscire documenti ufficiali in merito:

Citazione:
Dal bollettino odierno della sala stampa Vaticana


REMISSIONE DELLA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE AI VESCOVI DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X , 24.01.2009


COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Il Santo Padre, dopo un processo di dialogo tra la Sede Apostolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresentata dal suo Superiore Generale, S.E. Mons. Bernard Fellay, ha accolto la richiesta formulata nuovamente da detto Presule, con lettera del 15 dicembre 2008, anche a nome degli altri tre Vescovi della Fraternità, S.E. Mons. Bernard Tissier de Mallerais, S.E. Mons. Richard Williamson e S.E. Mons. Alfonso del Gallareta, di rimettere la scomunica in cui erano incorsi vent’anni fa.

A causa, infatti, delle consacrazioni episcopali fatte, in data 30 giugno 1988, da S.E. Mons. Marcel Lefebvre, senza mandato pontificio, i menzionati quattro Presuli erano incorsi nella scomunica latae sententiae, dichiarata formalmente dalla Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988.

S.E. Mons. Bernard Fellay, nella citata missiva, manifestava chiaramente al Santo Padre che: "siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione".

Sua Santità Benedetto XVI, che ha seguito fin dall’inizio questo processo, ha cercato sempre di ricomporre la frattura con la Fraternità, anche incontrando personalmente S.E. Mons. Bernard Fellay, il 29 agosto 2005. In quell’occasione, il Sommo Pontefice ha manifestato la volontà di procedere per gradi e in tempi ragionevoli in tale cammino ed ora, benignamente, con sollecitudine pastorale e paterna misericordia, mediante Decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 2009, rimette la scomunica che gravava sui menzionati Presuli. Il Santo Padre è stato ispirato in questa decisione dall’auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione.

[00146-01.02] [Testo originale: Italiano]

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DECRETO DELLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI

Con lettera del 15 dicembre 2008 indirizzata a Sua Em.za il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la rimozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988. Nella menzionata lettera, Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".

Sua Santità Benedetto XVI - paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nell'impegno da loro espresso nella citata lettera di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine - ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta sorta con la loro consacrazione episcopale.

Con questo atto si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione.

Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile.

In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1° luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato.

Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 21 gennaio 2009.

Card. Giovanni Battista Re

Prefetto della Congregazione per i Vescovi

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MessaggioInviato: Sab Gen 24, 2009 12:40 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Con lettera del 15 dicembre 2008 indirizzata a Sua Em.za il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la rimozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988. Nella menzionata lettera, Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".


Il che vuol dire, dunque, che ora devono accettare in toto il Concilio Vaticano II. Il buon senso, ma forse è stato l'imperativo della coscienza, pare abbia prevalso, forse lo scisma tradizionalista sta per essere definitivamente riassorbito.

Ovviamente a molti tradizionalisti anticonciliari sedevacantisti scismatici che da anni sputano inenarrabili veleni sulla chiesa conciliare e post-conciliare la cosa non andrà proprio giù, ma a quel punto non avranno più nulla a cui attaccarsi
...probabilmente non rientreranno, e si ridurranno così al rango di setta.

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MessaggioInviato: Sab Gen 24, 2009 12:56 pm    Oggetto:  
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Credo tuttavia che dei quattro vescovi, quello che negava l'olocausto non rientrerà mai nella chiesa cattolica, dato che è molto amante dei deliri...questo infatti disse due anni fa:

Citazione:
"Se un modernista è qualcuno che vuole adattare la Chiesa Cattolica al mondo moderno, certamente Benedetto XVI è un modernista. Egli crede sempre che la Chiesa debba riappropriarsi dei valori della Rivoluzione francese. Forse egli ammira il mondo moderno meno di Paolo VI, ma lo ammira ancora fin troppo. I suoi vecchi scritti sono pieni di errori modernisti. Ora, il modernismo è la sintesi di tutte le eresie (San Pio X, Pascendi). Dunque, come eretico, Ratzinger supera di gran lunga gli errori protestanti di Lutero, come ha detto molto bene Mons. Tissier de Mallerais. Solo un hegeliano come lui è persuaso che i suoi errori siano la vera continuazione della dottrina cattolica, mentre Lutero sapeva ed affermava che egli rompeva con la dottrina cattolica".


Vedremo se si è ravveduto (o è rinsavito), altrimenti forse la nascente minisetta avrà pure il santone...

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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 1:51 am    Oggetto:  
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Pessima la risposta di Bernard Fellay... sarà molto improbabile un rientro in piena comunione nella Chiesa Cattolica della FSSPX.

Citazione:

Comunicato del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

La scomunica dei vescovi consacrati da Sua Eccellenza Mons. Marcel Lefebvre il 30 Giugno 1988, dichiarata dalla Congregazione dei Vescovi con decreto del 1 Luglio 1988 e da noi sempre contestata, è stata ritirata con un altro decreto della medesima Congragazione in data 21 Gennaio 2009, su mandato del papa Benedetto XVI.

Noi esprimiamo la nostra gratitudine filiale al santo Padre per questo atto che, al di là della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresenterà un beneficio per tutta la Chiesa. La Nostra Fraternità desidera poter aiutare sempre di più il papa nel portare rimedio alla crisi senza precedenti che attualmente investe il mondo cattolico e che il papa Giovanni Paolo II ha definito come situazione di «apostasia silenziosa».

Oltre ad esprimere la nostra riconoscenza verso il Santo Padre e verso tutti coloro che lo hanno aiutato a compiere questo atto coraggioso, ci rallegriamo del fatto che il decreto del 21 Gennaio consideri come necessari dei «colloqui» con la Santa Sede, colloqui che permetteranno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di mettere sul tappeto le ragioni dottrinali di fondo che essa ritiene essere all’origine degli attuali problemi della Chiesa.

In questa nuova situazione, nutriamo la ferma speranza di giungere presto al riconoscimento dei diritti della Tradizione cattolica.

Menzingen, il 24 Gennaio 2009
+ Bernard Fellay


Questi dovrebbero solo chinare il capo penitenti e tornare all'obbedienza cattolica, accettando il Vaticano II, invece delirano baldanzosi di fantomatici riconosciementi "dei diritti della Tradizione cattolica". Eppure Giovanni Paolo II, nel motu proprio Ecclesia Dei, ha fatto ben presente come l'idea lefebvriana di "tradizione cattolica" sia completamente erronea e neppure cattolica. Ma si credono superiori alla Chiesa stessa, si pongono come una specie di setta gnostica millenarista...
I lefebvriani sul tavolo della discussione che seguirà con Roma, dal punto di vista dottrinale non potranno avanzare ALCUNA pretesa, o si adattano o probabilmente, fra qualche anno, verrà dichiarato lo scisma definitivo.

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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 2:04 am    Oggetto:  
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Citazione:
MONS. FELLAY, RIMANGONO RISERVE SU CONCILIO VATICANO II

- Citta' del Vaticano, 24 gen - Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternita' Sacerdotale San Pio X, in una lettera inviata ai fedeli della sua comunita', ribadisce le ''riserve'' sul Concilio Vaticano II.

''Accettiamo e facciamo nostri tutti i Concili fino al Concilio Vaticano II, sul quale esprimiamo delle riserve'', scrive nella lettera diffusa oggi.

Fellay aggiunge che la Fraternita' e' ''convinta di rimanere fedele alla linea di condotta indicata dal nostro fondatore, mons. Marcel Lefebvre, la cui reputazione speriamo di vedere presto riabilitata''.

(ASCA)


ecco, con questa dichiarazione la situazione si delinea chiaramente: non rientreranno in piena comunione nella Chiesa Cattolica perché si rifiuteranno comunque di accettare il Vaticano II.
Il loro essere dunque scismatici, nonostante il gesto di misericordia concessogli, sarà, così, evidente a tutti, e ne seguirà che inizieranno a perdere quelle (già poche) simpatie di cui godono, fino ad implodere annichilendosi fra qualche decina d'anni

_________________
L'angoscia è la disposizione fondamentale che ci mette di fronte al nulla. (Heidegger)
Se un essere soffre, non può esistere nessuna giustificazione morale per rifiutarsi di prendere in conside-
razione tale sofferenza.
(Singer)
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Ciò che ha contato nella mia vita sono le notti in cui, una dopo l'altra, sono crollate le mie certezze. (Cioran)
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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 6:49 pm    Oggetto:  Re: Ritiro della scomunica ai 4 vescovi tradizionalisti!
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Rispondi citando

Martyr ha scritto:

Inoltre tale tradizionalismo si è legato subito all'estrema destra neofascista in chiave antidemocratica e antiebraica, e quest'ultimo è uno dei principali motivi per cui si sceglie di essere tradizionalisti


Sul carattere politico del tradizionalismo si è espresso oggi Vittorio Messori su Il Riformista:

Citazione:
Il decreto col quale viene rimessa la scomunica è un primo passo verso la piena comunione?
Non so se si arriverà mai alla piena comunione. Le difficoltà, a mio avviso, più che teologiche sono politiche.

Cioè?
I lefebvriani sono un fenomeno tutto francese. Dietro i lefebvriani c’è un intreccio di religione e politica che Ratzinger conosce bene ma che in Italia si fatica a comprendere appieno. Dietro c’è la rivoluzione francese, la nostalgia monarchica, il gallicanesimo e il giansenismo. C’è la legislazione religiosa di Pétain, punto di riferimento dei lefebvriani. Insomma, è un groviglio non affrontabile soltanto a livello teologico ma anche e soprattutto a livello di filosofia della storia. È una visione delle cose, quella lefebvriana, una Veltanschaung, che poco ha a che vedere con quella cattolica.

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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 7:26 pm    Oggetto:  
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Mi piacerebbe sapere quali saranno ora i passi successivi. Sono gia previsti degli incontri con questi tizi ??
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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 7:32 pm    Oggetto:  
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e mi riferisco sopratutto a mons. fellay e a quell'altro che nega l'olocausto.
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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 7:42 pm    Oggetto:  
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stando a quanto ha scritto Fellay credo accadrà questo: ci saranno incontri, nei quali i lefebvriani proporranno le ben note farneticazioni - una revisione dei documenti conciliari (!!) - a Roma gli diranno che se questo è il loro atteggiamento non si andrà proprio da nessuna parte, dato che sono obbligati ad accettare tutto il Concilio se vogliono tornare in comunione piena con la Chiesa cattolica; alché loro ridaranno in escandescenze e continueranno a chiamare il papa "eretico" e la chiesa conciliare "apostata": il dialogo cesserà, probabilmente ci sarà un nuovo Motu proprio con il quale sarà sancito il definitivo scisma di questa piccola corrente dell'ultradestra (ricordiamoci che dopo il Concilio già fu condannata la "sinistrissima" teologia della liberazione)
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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 7:51 pm    Oggetto:  
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Martyr ha scritto:
Eppure Giovanni Paolo II, nel motu proprio Ecclesia Dei, ha fatto ben presente come l'idea lefebvriana di "tradizione cattolica" sia completamente erronea e neppure cattolica.


Questo il testo integrale:

Citazione:
LETTERA APOSTOLICA
"ECCLESIA DEI"
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
IN FORMA DI "MOTU PROPRIO"





1. Con grande afflizione la Chiesa ha preso atto dell'illegittima ordinazione episcopale conferita lo scorso 30 giugno dall'Arcivescovo Marcel Lefebvre, che ha vanificato tutti gli sforzi da anni compiuti per assicurare la piena comunione con la Chiesa alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, fondata dallo stesso Mons. Lefebvre. A nulla infatti sono serviti tali sforzi, specialmente intensi negli ultimi mesi, nei quali la Sede Apostolica ha usato comprensione fino al limite del possibile(1).

2. Questa afflizione è particolarmente sentita dal Successore di Pietro, al quale spetta per primo la custodia dell'unità della Chiesa(2), anche se fosse piccolo il numero delle persone direttamente coinvolte in questi eventi, poiché ogni persona è amata da Dio per se stessa ed è stata riscattata dal sangue di Cristo, versato sulla Croce per la salvezza di tutti.

Le particolari circostanze, oggettive e soggettive, nelle quali l'atto dell'Arcivescovo Lefebvre è stato compiuto, offrono a tutti l'occasione per una profonda riflessione e per un rinnovato impegno di fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa.

3. In se stesso, tale atto è stato una disobbedienza al Romano Pontefice in materia gravissima e di capitale importanza per l'unità della Chiesa, quale è l'ordinazione dei vescovi mediante la quale si attua sacramentalmente la successione apostolica. Perciò, tale disobbedienza - che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano - costituisce un atto scismatico(3). Compiendo tale atto, nonostante il formale monitum inviato loro dal Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi lo scorso 17 giugno, Mons. Lefebvre ed i sacerdoti Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, sono incorsi nella grave pena della scomunica prevista dalla disciplina ecclesiastica(4).

4. La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Traditione. Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, «che - come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II - trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità»(5)

Ma è soprattutto contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si può rimanere fedeli alla Tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella persona dell'apostolo Pietro, ha affidato il ministero dell'unità nella sua Chiesa(6)


5. Dinanzi alla situazione verificatasi, sento il dovere di rendere consapevoli tutti i fedeli cattolici di alcuni aspetti che questa triste circostanza pone in particolare evidenza.

a) L'esito a cui è approdato il movimento promosso da Mons. Lefebvre può e deve essere motivo per tutti i fedeli cattolici, di una sincera riflessione circa la propria fedeltà alla Tradizione della Chiesa autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, specialmente nei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano II. Da questa riflessione, tutti devono trarre un rinnovato ed efficace convincimento della necessità di migliorare ancora tale fedeltà, rifiutando interpretazioni erronee ed applicationi arbitrarie ed abusive, in materia dottrinale, liturgica e disciplinare.

Soprattutto ai Vescovi spetta, per propria missione pastorale, il grave dovere di esercitare una chiaroveggente vigilanza piena di carità e di fortezza, affinché tale fedeltà sia salvaguardata ovunque(7).

b) Vorrei, inoltre, richiamare l'attenzione dei teologi e degli altri esperti nelle scienze ecclesiastiche, affinché anch'essi si sentano interpellati dalle presenti circostanze. Infatti, l'ampiezza e la profondità degli insegnamenti del Concilio Vaticano II richiedono un rinnovato impegno di approfondimento, nel quale si metta in luce la continuità del Concilio con la Tradizione, specialmente nei punti di dottrina che, forse per la loro novità, non sono stati ancora ben compresi da alcuni settori della Chiesa.

c) Nelle presenti circostanze, desidero soprattutto rivolgere un appello allo stesso tempo solenne e commosso, paterno e fraterno, a tutti coloro che finora sono stati in diversi modi legati al movimento dell'Arcivescovo Lefebvre, affinché compiano il grave dovere di rimanere uniti al Vicario di Cristo nell'unità della Chiesa Cattolica, e di non continuare a sostenere in alcun modo quel movimento. Nessuno deve ignorare che l'adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa(8)

A tutti questi fedeli cattolici, che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche e disciplinari della traditione latina, desidero manifestare anche la mia volontà - alla quale chiedo che si associno quelle dei Vescovi e di tutti coloro che svolgono nella Chiesa il ministero pastorale - di facilitare la loro comunione ecclesiale, mediante le misure necessarie per garantire il rispetto delle loro giuste aspirazioni.

6. Tenuto conto dell'importanza e complessità dei problemi accennati in questo documento, in virtù della mia Autorità Apostolica, stabilisco quanto seque:

a) viene istituita una Commissione, con il compito di collaborare con i Vescovi, con i Dicasteri della Curia Romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche, alla luce del Protocollo firmato lo scorso 5 maggio dal Cardinale Ratzinger e da Mons. Lefebvre;

b) questa Commissione è composta da un Cardinale Presidente e da altri membri della Curia Romana, nel numero che si riterrà opportuno secondo le circostanze;

c) inoltre, dovrà essere ovunque rispettato l'animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un'ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l'uso del Messale Romano secondo l'edizione tipica del 1962(9).

7. Mentre si avvicina ormai la fine di questo anno specialmente dedicato alla Santissima Vergine, desidero esortare tutti a unirsi alla preghiera incessante che il Vicario di Cristo, per l'intercessione della Madre della Chiesa, rivolge al Padre con le stesse parole del Figlio: Ut omnes unum sint!

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 2 del mese di luglio dell'anno 1988, decimo di pontificato.

Joannes Paulus PP. II

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(1)Cfr. Nota informativa del 16 giugno 1988: L'Osservatore Romano, 17-VI-1988, pp. 1-2.

(2)Cfr. CONC. VATICANO I. Cost. Pastor æternus, ca. 3: DS 3060.

(3)Cfr. Codex Iuris Canonici, can 751.

(4)Cfr. Codex Iuris Canonici, can 1382.

(5)CONC. VATICANO II, Cost. Dei Verbum, n. 8, Cfr. CONC. VATICANO I, Cost. Dei Filius, cap. 4: DS 3020.

(6)Cfr. Mt 16, 18: Lc 10, 16; CONC. VATICANO I, Cost. Pastor æternus, cap. 3: DS 3060.

(7)Cfr. Codex Iuris Canonici, can. 386; PAOLO VI, Es. Ap. Quinque iam anni, 8-XII.1970: AAS 63 (1971) pp. 97-106.

(8)Cfr. Codex Iuris Coninici, can. 1364.

(9)Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINE, ep. Quattuor abhinc annos, 3-X-1984: AAS 76 (1984) pp. 1088-1089.



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, invece, è consultabile la Nota Esplicativa del 1996, denominata "Sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre"
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MessaggioInviato: Dom Gen 25, 2009 10:15 pm    Oggetto:  
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Io sono curiosa di sapere come finirà con il vescovo che nega la Shoa.
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MessaggioInviato: Lun Gen 26, 2009 11:55 pm    Oggetto:  
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Articolo di chiarimento apparso oggi su L'Osservatore Romano, per chi non avesse ben compreso l'abile mossa di Benedetto XVI (che da più fronti viene tacciato di reazionario)

Citazione:
Caso Lefebvre: il Papa non nega il Vaticano II

L'Osservatore Romano risponde al “caso mediatico” sulla revoca della scomunica

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 26 gennaio 2009 (ZENIT.org).- L'impegno di Benedetto XVI nell'applicazione del Concilio Vaticano II non cambia per il fatto di aver revocate le scomuniche a quattro Vescovi consacrati da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988, spiega il quotidiano della Santa Sede constatando la creazione di un “caso mediatico”.

Carlo Di Cicco, Vicedirettore de “L'Osservatore Romano”, in un articolo intitolato “Un copione sbagliato” osserva che in questi giorni “in scena è andato un copione sbagliato e così la revoca della scomunica ai Vescovi ordinati nel 1988 è diventato un nuovo caso mediatico pieno di toni emotivi”.

“Con tempismo frettoloso si è addossata a Benedetto XVI la colpa non solo di resa a posizioni anticonciliari, ma perfino, se non la connivenza, almeno l'imprudenza di sostenere tesi negazioniste sulla Shoah”.

Secondo il quotidiano vaticano, le parole del Papa ai Vespri conclusivi della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani e la sua riflessione alla preghiera dell'Angelus sono state una smentita a queste paure diffuse.

Benedetto XVI ha pronunciato parole importanti garantendo che “gli anziani tra noi certamente non dimenticano” il primo annuncio del Concilio fatto da Giovanni XXIII “il 25 gennaio 1959, esattamente cinquant'anni or sono”.

“Un gesto che oggi Papa Ratzinger definisce 'provvida decisione' suggerita dallo Spirito Santo e che il nostro giornale non casualmente ha ricordato con enfasi proprio nel giorno della revoca della scomunica”.

“È in forza della convinzione nei confronti del Concilio quale avvenimento ispirato dall'alto che si deve leggere il gesto di revoca della scomunica – spiega il vicedirettore –. La riforma del Concilio non è ancora del tutto attuata, ma è ormai talmente consolidata nella Chiesa cattolica che non può essere messa in crisi da un magnanimo gesto di misericordia. Ispirato per di più al nuovo stile di Chiesa voluto dal concilio che preferisce la medicina della misericordia alla condanna”.

“La revoca che ha suscitato tanto allarme non conclude una vicenda dolorosa come lo scisma lefebvriano”, ricorda Di Cicco. “Con essa il Papa sgombera il campo da possibili pretesti per infinite polemiche, entrando nel merito del vero problema: l'accettazione piena del magistero, compreso ovviamente il Concilio Vaticano II”.

“Se infatti è vero – aggiunge – che la Chiesa cattolica non nasce con il Concilio, è vero altrettanto che anche la Chiesa rinnovata dal Concilio non è un'altra Chiesa, ma la stessa Chiesa di Cristo, fondata sugli apostoli, garantita dal successore di Pietro e quindi parte viva della tradizione”.

“Con l'annuncio di Papa Giovanni la tradizione certo non sparisce, ma continua ancora oggi nelle forme proprie di una pastorale e di un magistero aggiornati dall'ultimo grande Concilio”.

“Pertanto appare un esercizio retorico, se non proprio offensivo, pensare che Benedetto XVI possa svendere anche in parte il Concilio a chicchessia – osserva Di Cicco – . Come retorico è il ricorrente chiedersi di alcuni se il Papa sia davvero convinto del cammino ecumenico e del dialogo con gli ebrei”.

“Gli impegni strategici del suo pontificato – prosegue – sono sotto gli occhi di tutti e i singoli atti pastorali e di magistero procedono limpidamente nell'applicazione della strategia annunciata al momento della sua elezione”.

“Egli persegue quel programma nella condivisione collegiale con l'episcopato degli atti più impegnativi – continua Di Cicco –. Il dialogo è parte costitutiva della Chiesa conciliare e Benedetto XVI ha ripetuto più volte, e di nuovo ora, che l'ecumenismo richiede la conversione di tutti – anche della Chiesa cattolica – a Cristo. In una Chiesa convertita 'le diversità non saranno più ostacolo che ci separa, ma ricchezza nella molteplicità delle espressioni della fede comune'”.

La revoca della scomunica non è ancora la piena comunione. Il percorso di riconciliazione con i tradizionalisti è una scelta collegiale e già nota della Chiesa di Roma e non un gesto repentino e improvviso di Benedetto XVI. Dall'accettazione del Concilio discende necessariamente anche una limpida posizione sul negazionismo”.

“La dichiarazione Nostra aetate, che segna la più autorevole svolta cattolica nei confronti dell'ebraismo, deplora 'gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo, dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque'”, ricorda poi.

“Si tratta di un insegnamento non opinabile per un cattolico. Gli ultimi Papi, compreso Benedetto XVI, hanno esplicitato questo insegnamento. In decine di documenti, gesti e discorsi. Le recenti dichiarazioni negazioniste contraddicono questo insegnamento e sono pertanto gravissime e incresciose. Rilasciate prima del documento di revoca della scomunica, restano – come abbiamo già scritto – inaccettabili”.


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In pratica: se i lefebvriani vogliono tornare nella chiesa cattolica, devono rinnegare tutte le loro dogmatiche anticonciliari e antiebraiche.

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MessaggioInviato: Lun Gen 26, 2009 11:58 pm    Oggetto:  
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Si si, ma era chiaro. forse loro speravano di modificare il CV II dall'interno...
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MessaggioInviato: Mar Gen 27, 2009 12:02 am    Oggetto:  
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il che è evidentemente delirante... Per questo credo che molti di loro non accetteranno mai di rientrare nella chiesa cattolica, sono diventati ormai, nella propria plasmata forma mentis, troppo settari per avere la volontà di rinnegare i propri e(o)rrori
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MessaggioInviato: Mar Gen 27, 2009 3:08 pm    Oggetto:  
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Lo storico sul caso del vescovo riabilitato da ratzinger
«Riassorbire i negazionisti?
Così si disorienta la Chiesa»
Alberto Melloni: si sapeva che quelle idee non sono un accessorio del lefebvrismo

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MessaggioInviato: Mar Gen 27, 2009 10:20 pm    Oggetto:  
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Questo Williamson è davvero un pazzo...

Citazione:
Lefebvriani chiedono perdono a Papa per negazionista

CITTA' DEL VATICANO - I lefebvriani della Fraternità di San Pio X, con una lettera inviata al Papa, e resa nota dal Vaticano, chiedono pubblicamente perdono per le affermazioni sulla Shoah fatte da uno dei loro vescovi, il britannico Richard Williamson. Il vescovo negazionista Richard Williamson cantava vittoria, sul suo blog, per la reintegrazione nella Chiesa Cattolica. ''I conciliaristi non hanno piu' il Papa solo dalla loro parte. La differenza e' enorme'', dice, assicurando che alla 'Fraternita' (lefebrvriana) di san Pio X' non e' stato chiesto dal Vaticano un ritorno al ''conciliarismo''. Il vescovo si limita invece a parlare ''campagna orchestrata dai media'' per impedire la riabilitazione dei tradizionalisti, ma non accenna alle dichiarazioni in cui negava l'esistenza delle camere a gas naziste.

Nel commento pubblicato sul blog, dal titolo ''The Re-Incommunication'', Williamson afferma che la revoca della scomunica ai quattro tradizionalisti e' ''un grande passo'' per la Chiesa: gia' dal 2007 il ''vero rito della Messa non poteva piu' essere bandito da Roma'', osserva, riferendosi alla decisione di Benedetto XVI di ridare legittimita' alla messa tridentina (in latino). ''Adesso - commenta con soddisfazione - nessuno puo' piu' dire che i cattolici impegnati nella difesa della tradizione 'sono fuori della Chiesa'''. ''Certamente - spiega - un buon numero di conciliaristi (e' il modo in cui definisce i sostenitori del Concilio Vaticano II ndr.) continueranno a comportarsi come se lo fossimo, ma chiaramente non hanno piu' il Papa dalla loro parte. La differenza e' enorme''. Nessun pericolo poi, assicura Williamson i suoi seguaci, i tradizionalisti siano costretti ad accettare il ''conciliarismo'': il decreto per la revoca della scomunica non impone niente altro che ''aprire quelle discussioni in cui si era impegnata la stessa Fraternita'''. ''Ringraziamo e preghiamo - continua - per Benedetto XVI e per tutti i suoi collaboratori che hanno spinto per questo decreto, nonostante una campagna mediatica orchestrata e sincronizzata per impedirlo''. Con queste parole Williamson si riferisce alla bufera scoppiata alla vigilia del decreto pontificio, quando la televisione svedese ha mandato in onda una sua intervista, registrata nello scorso novembre, in cui negava l'esistenza delle camere a gas naziste e dell'Olocausto ebraico.
(ANSA)


...e neppure ha capito che se non accetta il Concilio resta uno scismatico (seppur non più scomunicato, per ora...). Infatti:

Citazione:
Remissione delle scomuniche: inizio e non fine di un cammino

Afferma il Cardinale Jean-Pierre Ricard

BORDEAUX, martedì, 27 gennaio 2009 (ZENIT.org).- La remissione della scomunica imposta nel 1988 ai quattro Vescovi consacrati illegittimamente dall'Arcivescovo francese Marcel Lefebvre, resa pubblica dalla Congregazione per i Vescovi il 24 gennaio, “non è la fine ma l'inizio di un processo di dialogo” in cui restano ancora questioni da chiarire.

Lo ha affermato il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux e membro della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, in una dichiarazione diffusa sabato dalla Conferenza Episcopale Francese.

Secondo il porporato, perché lo scisma possa ritenersi terminato devono ancora essere regolate due questioni fondamentali: “l'integrazione della struttura giuridica della Fraternità di San Pio X nella Chiesa” e “un accordo su questioni dogmatiche ed ecclesiologiche”.

Tra gli argomenti da dibattere, il Cardinale Ricard si è riferito alla questione del Concilio Vaticano II come “testo magisteriale di prima importanza. Questo è fondamentale”
.

Il porporato ha anche alluso a questioni di tipo culturale e politico, come “le ultime dichiarazioni, inaccettabili, di monsignor Williamson negando il dramma dello sterminio degli ebrei”.

“Il cammino sarà senz'altro lungo, e richiederà una migliore conoscenza e stima reciproche, ma la remissione della scomunica permetterà di percorrerlo insieme”, ha aggiunto.

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